• Sara

Bay Fest 2019: birra, spiaggia e punk rock - 2° parte


Il mio secondo giorno


È estate, sono al mare e mi aspetta una giornata di punk rock, direi che non posso desiderare di meglio.

Mi alzo tardi e fuori sta piovigginando, l’obiettivo della mia mattinata è mangiare la piada più farcita della romagna e di tutto il resto chi se ne frega.

L’ultimo giorno di Bay Fest inizia sulla spiaggia del Beky Bay con Palm Down e Brightr. Io passo e mi godo il sole uscito nel pomeriggio; non ho nulla contro gli acustici, ma fanno tanto nottata tranquilla intorno a un falò, qui c’è voglia di spaccare, di delirio e volume al massimo.


Oggi mi faccio furba e arrivo un po’ prima per recuperare i token fuori dal festival, zero code e passaggi veloci: per una volta c’ho azzeccato.

Tempo di salutare un paio di butei e mi infilo sotto il palco per vedere i TFV. Li conosco da un annetto e ormai siamo diventati molto amici, fanno hardcore melodico in italiano e ci sta tutto, dal vivo rendono parecchio e anche stavolta hanno saputo coinvolgere tutto il pubblico del Parco Pavese.

Durante il live c’è stato qualche problema tecnico, può succedere, ma quando hai poco tempo per suonare e stai sopra a un palco del genere penso che l’ansia inizi a salire. Loro hanno reagito alla grande e la gente non si è accorta di nulla, queste sono cose che fanno la differenza e loro l’hanno fatta.


Subito dopo suonano gli Shandon con il loro ska core di alto livello, rimane sempre una tra le band italiane più valide del genere secondo me.

Quest’estate li avevo già visti in provincia di Verona e oggi ho avuto l’impressione che fossero un po’ costruiti; va bene preparare un live, però ripetersi fa perdere tutta la spontaneità di un concerto, ci si rivede alla prossima.

Ridaje coi PUP, la pit è invasa di gente con gli occhi a cuoricino e io mi defilo per non rimanere incastrata in tutto questo romanticismo punk rock.

La settimana scorsa hanno suonato al PRH e io ho preferito una gita nel buio per recuperare la felpa in macchina, vi spiego quanto mi fanno impazzire.

Stavolta però ci provo, non mi lascio distrarre dalle chiacchiere degli amici, trovo il mio posticino sulla sinistra del palco e li ascolto per tutto il live.

Ci ho messo del mio, la musica è sempre soggettiva e si potrebbe discuterne per giorni, loro non mi prendono e per me si chiude qui.

Il momento tanto atteso è arrivato, sgomito tutti e mi avvinghio alla transenna in attesa dei The Story So Far. Sono anni che voglio vederli e adesso sono io nel mood occhi a cuoricino, come sto messa!

Bastano pochi pezzi per appiattire il mio entusiasmo; dov’è l’energia californiana che li contraddistingue? Sembrano usciti da un autunno britannico e tutti hanno notato l’atteggiamento alla Liam Gallagher del cantante.

Così mi ritrovo in mezzo a una schiera di ragazzine euforiche che conoscono a memoria ogni canzone degli ultimi album. Mi piacerebbe confondermi tra di loro, anche perché questo vorrebbe dire scrollarmi di dosso una decina d’anni, ma io cercavo i super passaggi di batteria e pezzoni come Small Talk.

Da parecchio tempo la suoneria del mio telefono è Things I Can’t Change, giusto per far capire quanto mi piaccia questa band, direi che ora le cose possono cambiare.

Un po’ delusa da questa performance cerco di consolarmi mangiando qualcosa. Dopo aver recuperato un hamburger precotto e lasciato a scaldare nella stagnola, ho voglia solo di sedermi e gustare un momento di calma.

Mi spiace notare che ogni tavolo è invaso da cartacce, bicchieri e schifezze di ogni tipo. Dentro al parco non c’è un solo cestino e l’unica soluzione è quella di buttare a terra i rifiuti o lasciarli lì dove sono.

Magari per l’organizzazione risulta più comodo fare un unico passaggio a fine serata e sgomberare tutto, ma esistono mille modi per agevolare il rispetto dell’ambiente, dai bicchieri riutilizzabili alle cauzioni per portare la plastica in un punto di raccolta; il messaggio arriva anche se è più laborioso, soprattutto quando a chiederlo è la gente che partecipa.


Dopo i Dead Kennedys salgono gli headliner della giornata, i The Offspring. La scaletta è da apprezzare, hanno privilegiato i vecchi pezzi punk rock e questo gli fa onore.

Non li avevo mai visti e non li seguo nemmeno, rientrano però tra quelle band che vanno ascoltate una volta nella vita.

Parco Pavese è pieno di gente e per la prima volta, grazie a loro, il festival è sold out. Per l’organizzazione è una grande conquista e mi fa piacere che questo festival continui a crescere.

Il futuro di questi eventi però non è fatto solo di serate riempite con grandi nomi, ma è costituito da piccole, grandi band della scena che attirano i veri appassionati; quelli che ci saranno ogni anno, quelli che non hanno paura di stancarsi e affrontano ogni giorno con voglia e tanta ignoranza.

Io? Ci penso l’anno prossimo.

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© 2019 - Punk rock eyeliner by Sara Tarter

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